Scrivere un romanzo usando la struttura

Oggi parlo di un argomento che fa arricciare il naso ad alcuni e gioire altri: la struttura di un romanzo. Per alcuni è un modo di imbrigliare la creatività, per certi altri invece un’indispensabile piattaforma di lancio per far librare una trama. Da che parte sei?

Intanto vediamo di cosa si tratta e vediamo anche uno schema strutturale che dovrebbe accontentare un po’ tutti.

Cosa è la Struttura?

La struttura di un romanzo è la sequenza delle sue scene.  I lettori, benché inconsapevolmente, attribuiscono molto valore a una buona struttura, perché li appassiona ed espone i dati attraverso una sequenza logica eppure intrigante.

Molti autori (direi tutti quelli bravi) usano una struttura per il loro romanzo. Spesso lo fanno in modo inconscio, proprio perché il modo di narrare lunghe storie è congenito.

Come si usa un modello strutturale?

Il modello strutturale si può usare in due modi.

In primo luogo per avere un’idea di come far procedere la trama quando la si inventa. Sapendo quali scene devono esserci e in che ordine vanno disposte, si ottengono stimoli per congegnare i fatti narrati. Si evita a questo modo di partire con trame troppo statiche sin dal principio, che non avrebbero sbocchi.

In seconda analisi per verificare, dopo qualche stesura, che il romanzo si adegui alla struttura stessa e mantenga almeno a grandi linee tutta la tensione narrativa che gli serve per sostenersi.

Si tratta insomma di uno strumento fluido al servizio dello scrittore, e non un dogma che incatena la creatività. Fra un’idea eccellente e un limite strutturale, vince sempre la prima. Però la struttura non va ignorata e bisogna tornarci più volte.

Se le tue parole sono il mobilio di una casa, la struttura è la sua planimetria.

Fare uno schema delle scene

Si dovrebbe passare diverso tempo davanti un foglio bianco a fare l’elenco delle scene. Bastano il nome della scena e qualche paragrafo che la illustri, avendo cura di generare una sequenza coerente.

Non essendo un lavoro prosaico, ma soltanto logico, si può lavorare sulle scene nell’ordine che si preferisce, modificare e aggiungere fino a che non si è certi di aver creato una narrazione valida. Molto meglio che scrivere interi capitoli e poi stralciarli.

Quando è valida questa narrazione? Molto facile. Basta leggere questo schema ad alta voce. Se anche solo a raccontarlo così, scena per scena ridotte all’osso, qualcuno potrebbe trovarlo avvincente, la sequenza è corretta.

La prosa addizionale che andremo ad usare per rimpolpare il testo è un “bonus” che aggiunge ulteriori punti, ma se la struttura è debole non c’è lessico che lo salva dall’oblio: farà schifo. Un romanzo con una buona struttura piacerà anche con un lessico semplicissimo e un’esposizione diretta e piana.

NOTA: se sei esperto hai già capito che SCRIVENER, il famoso software di scrittura, è nato per assecondare questo modello di scrittura strutturato, favorendo sia la concezione che i processi di stesura.

Arco del Protagonista

harry

Questo Arco riguarda appunto il Protagonista della storia. E’ la sequenza delle scene che lo riguardano, e si tratta della linea narrativa principale perché seguiamo proprio lui.

Il Protagonista vive una condizione esistenziale precaria, che non lo soddisfa in pieno. La “fuga” che consegue è il suo modo personale di liberarsi dalle catene che lo imprigionano in una vita che non gli piace. Ora è libero, ma dove andrà? Un compito assegnato, un compito a lungo termine, apre le porte alla possibilità di una vita finalmente perfetta e pacifica. Ostacoli di vario tipo si interpongono a questo scopo, il personaggio avrà momenti di disperazione e sconforto, infine coglierà l’occasione migliore e porterà a termine il compito.

FAI MOLTA ATTENZIONE: l’Arco narrativo del Protagonista non viene quasi mai (direi proprio mai) innescato dall’Antagonista in modo diretto. Anzi. Il suo è un viaggio del tutto personale verso un fine che non riguarda strettamente l’eliminazione dell’Antagonista. La sua storia riguarda la conquista di una condizione più felice.

NOTA: tutte le parti che seguono possono essere divise in più scene se dense di dettagli ed eventi, in modo da creare una narrazione abbastanza fluida. Ad esempio un incipit o una fuga possono comporsi di molte diverse scene, tutte quelle che servono. Basta non uscire dal loro senso originale (in una fuga si cambia prospettiva, non ci sono conflitti importanti ad esempio).

Premessa (opzionale)

Alcuni romanzi cominciano con una premessa misteriosa che sarà chiarita solo in seguito.

Oppure mostrando da subito una scena con le azione dell’Antagonista, per ora del tutto scollegato al nostro Protagonista.

Si tratta di una scena opzionale, si può introdurla quanto no, secondo la propria sensibilità.

Incipit

Questa scena iniziale deve porre in essere diversi interrogativi e approfondire con delicatezza le identità dei personaggi. Dobbiamo far capire da subito che il protagonista è inquieto, non è felice di come vanno le cose ed aspira ad altro.

Fuga

Il protagonista in qualche modo “fugge” dalla propria realtà quotidiana e si trova in un nuovo mondo. Durante la fuga avrà modo di conoscere dei comprimari, se ve ne sono. E’ attraverso la fuga che può smarcarsi dagli obblighi che lo tenevano imprigionato in quello stato iniziale di stasi.

Tuttavia al momento non sappiamo ancora che ne sarà di lui: è in un luogo nuovo dove tutto può accadere.

Faccio notare che la fuga potrebbe essere anche “interiore”. Ciò significa che il personaggio non si muove attraverso lo spazio, ma cambia abitudini, approccio alle cose o comportamenti. Ad esempio una donna chiusa e legata al passato potrebbe decidere di smarcarsi dai ricordi e dagli obblighi, bruciare le vecchie foto e iniziare ad uscire di casa frequentando nuove compagnie.

Compito

Terminata la fuga (o durante questa, se il romanzo è un unico grande viaggio) il protagonista si trova in una realtà del tutto nuova dove vi saranno probabilmente dei Mentori, degli avversari e nuovi comprimari.  In questa sezione del romanzo viene illustrata più o meno approfonditamente questa realtà nuova.

La cosa più importante è che al personaggio sarà dato un COMPITO: ovvero un sistema a lungo termine per ottenere la felicità esistenziale che prima gli mancava. Il resto del romanzo riguarda questo compito.

Il COMPITO è fattuale, cioè il personaggio deve conseguire qualcosa di importante che richiede un percorso a più fasi. Potrebbe essere che il personaggio non sappia ancora che risolvere questo compito lo porterà a diventare felice, ma ne ha comunque sentore subconscio, e quindi vi si dedica con passione. Se non risolvesse questo compito rischierebbe di trovarsi smarrito nel nuovo universo in cui è fuggito, e addirittura tornare alla condizione dell’incipit.

Primo conflitto

Il protagonista ha un primo conflitto con qualcosa che si palesa nel nuovo mondo in cui ora è coinvolto.

Per “conflitto” si intende un qualunque tipo di intralcio che il personaggio affronta.

Nonostante quel che si dice o legge altrove il conflitto può essere perduto quanto vinto, il vero dato che conta è che questo conflitto abbia conseguenze significative sulla condotta del protagonista.

Ad esempio, il personaggio potrebbe ora impiegarsi come cameriere. Il capo sala gli rende la vita difficile e il protagonista scopre che lo stipendio gli verrà decurtato. Prova ad affrontare il capo sala, ma costui lo tiene in pugno: minaccia di farlo licenziare se osa alzare la testa. Il protagonista perde il conflitto e da ora in poi lavora con malanimo, dovendosi però impegnare con molti straordinari per supplire alle mancanze.

Se si volesse cambiare, si potrebbe fare che il protagonista vince il conflitto: il capo sala accetta le sue rimostranze e lo promuove. Tuttavia adesso ha una enorme responsabilità e non potrà dedicare lo stesso tempo che dedicava alla propria compagna. Accidenti, un vero problema!

Approfondimento

Questa scena consente di approfondire la trama, concedendo il tempo di spiegare molti presupposti che forse si erano tralasciati in precedenza. Ad esempio le origini del personaggio o il rapporto che ha o aveva con alcuni dei comprimari.

Mentre il personaggio vive la situazione ingenerata dal primo conflitto, avrà quindi tempo e modo di spiegare e di spiegarci alcuni fattori che lo riguardano (di solito con un dialogo che coinvolge un mentore o un comprimario).

Secondo conflitto

Un secondo conflitto con l’ambiente in cui si muove il personaggio. Anche in questo caso il conflitto può essere perduto o vinto, ma quel che importa è che il personaggio non potrà più comportarsi come ha fatto fino a questo momento.

Molte volte questo conflitto riguarda una sfera personale del personaggio, cioè una relazione umana in corso che si complica.

Disperazione

Avviene qualcosa di molto emotivo e pregnante, per il quale sembrerà che non ci sia modo di procedere. Il Compito potrebbe essere mancato del tutto! Talvolta questo implica un dialogo motivazionale coi comprimari, che lascia il protagonista nel dubbio sul proprio valore. Le ombre della vita precedente tornano a premere su di lui.

Occasione

Si palesa una nuova, vincente occasione di procedere verso il proprio Compito. Il protagonista si fa forza e coglie questa occasione.

Questa è forse la scena più difficile da congegnare. L’Occasione deve sembrare naturale e non forzata. E’ vero che si tratta di qualcosa di spiazzante, senza la quale la storia avrebbe termine, ma è pure necessario che sia il protagonista a risolvere la questione e non un fattore esterno impersonale. Ad esempio sarebbe molto poco simpatico se un Mentore, giunto dal niente, offrisse al Protagonista un salvacondotto verso la risoluzione del Compito. “Ecco, Giovanni, fai così e vincerai tutto!”.

Di solito l’Occasione ha l’aspetto di un indizio fornito da un Mentore o comprimario, di un dettaglio sul proprio passato che ricolloca i fatti, di un guizzo di ingegno.

A questo punto il protagonista deve poter mettere in campo le sue doti, analizzare i fatti e agire.

Conclusione

Avendo colto la giusta occasione, il protagonista raggiunge la propria meta, risolve il Compito e si aggiudica una situazione interiore migliore di quella iniziale.

NOTA: per una narrazione felice, spesso e volentieri vincere lo scontro diretto con l’Antagonista favorisce la conclusione o coincide con gli scopi che essa propone.

Se c’erano conflitti irrisolti, la conclusione potrebbe risolverli tutti assieme, generando un senso di unità narrativa. Nell’esempio del cameriere fatto in precedenza, il capo sala potrebbe venire licenziato quando lui diventa proprietario (e si scopre che stornava fondi 😉 ).

Arco dell’Antagonista

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L’arco dell’Antagonista va ad intersecarsi con quello del Protagonista. In effetti l’Antagonista agisce inizialmente in parallelo e mano mano che la storia procede i due si avvicineranno sempre di più fino ad un conflitto finale che risolverà il dilemma.

E’ possibile congegnare l’arco narrativo a parte e poi andarlo ad inserire nel corso degli eventi.

Questi momenti devono essere introdotti con cautela e ordine, utilizzando il buonsenso. Possono essere capitoli interi, scene oppure eventi che  capitano all’interno delle scene del Protagonista.

Quando si compila lo schema delle scene, si potrebbero scrivere in rosso i momenti che riguardano l’Antagonista, così da differenziarli e capire se si sono introdotti al giusto momento.

Rivelazione

I personaggi o il lettore (in una scena indiretta) vengono a conoscenza dell’esistenza di questa minaccia globale.

Questo capita di solito entro il 10% del romanzo.

Emissari

I personaggi hanno a che fare con sgherri dell’antagonista. Potrebbero essere anche trappole o inghippi o azioni indirette. Comunque sia i personaggi incappano in una difficoltà creata dall’antagonista in modo impersonale.

Questo accade nella norma al 25% del romanzo.

Il Grande Piano

Non sempre questa scena è presente, ma se lo è mostra al lettore il piano malvagio globale dell’antagonista. Se “vincesse” il mondo cambierebbe in un modo che non ci piace affatto!

Quando questa scena è presente, segue direttamente quella degli emissari (quindi avviene a circa il 25 o 30% del romanzo)

Primo conflitto

Un primo conflitto che vede i personaggi affrontare l’antagonista e cavarsela con una soluzione di fortuna. Il personaggi rischiano davvero grosso, così si ha un anticipo di quello che accadrebbe loro se mai l’antagonista vincesse. Tuttavia, affinché la trama proceda, i protagonisti si salvano (intervengono i Mentori o capita qualcosa di imprevisto che concede la fuga).

Questo avviene quasi sempre a circa il 75% del romanzo.

Scontro finale

Qui i personaggi vengono coinvolti in uno scontro diretto con l’antagonista e riescono a metterlo a tacere per sempre o per un lungo tempo.

Questa scena può capitare dal 90% del romanzo in poi.

Altre scene

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Se si vuole si può tentare di introdurre ulteriori scene che vanno a ingraziosire il testo. Devono essere però dosate con cautela ed evitare di renderle pesanti o che in qualche modo vadano a ledere la tensione narrativa.

Queste scene possono essere:

Approfondimenti di relazione

Dialoghi ed eventi che coinvolgono il protagonista con uno o più comprimari. Sono scene che servono ad approfondire il tipo di relazione e gettano le basi per un eventuale cambiamento degli atteggiamenti futuri (ad esempio, in conseguenza di questa scena, lei si innamora di lui e lo aiuta in un conflitto, oppure finisce per odiarlo e in seguito lo ostacola!). Queste scene servono insomma a cambiare gli atteggiamenti futuri, solo così hanno senso di esservi.

Esplorazioni

I personaggi hanno modo di vagare per il mondo narrato. In questo modo il lettore può ottenere informazioni importanti su dove si svolgono le vicende. Talvolta i personaggi ottengono informazioni preziose che servono loro in seguito per altre circostanze.

Pause ed occasioni

Il protagonista ha un momento in cui si ferma in una sorta di “rifugio” e in questo luogo, fisico o mentale, ottiene dei benefici che gli serviranno in seguito. Possono essere indizi, conseguenze di una riflessione, oggetti utili. Il caso più emblematico che abbiamo è quanto Montalbano va a cena in trattoria e poi agli scogli: quindi pensa al caso in corso e fa ipotesi su come procedere, collegando certi dati.


Conclusione

Come si vede questo schema di struttura per il romanzo è molto libero, ma lo stesso imbastisce una piattaforma sulla quale lavorare con maggiore sicurezza.

Avete usato schemi di struttura per i vostri romanzi?

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3 thoughts on “Scrivere un romanzo usando la struttura

  1. Rispondo all’ultima domanda: decisamente sì. Anni fa, quando ho iniziato a scrivere, mi davo da fare soprattutto di getto e lasciavo che fosse la storia a portarmi avanti. Da tre anni a questa parte ho notato che avere una strutture, schematizzare i capitoli e capire cosa voglio raccontare in ognuno di essi mi fa risparmiare tempo ed energia che investo nella scrittura. Questo perché è come avere una mappa chiara che ti evita di perdere settimane a capire cosa far fare ai tuoi personaggi, proprio perché l’hai già fatto.
    Il lavoro più importante che porto avanti dall’agosto 2014, è una trilogia di tre thriller, uno dei quali è già stato scritto ma non ancora pubblicato. Il secondo è in fase di lavorazione e il terzo è solo un’idea, però proprio per romanzi di questo genere la struttura è ottima perché ti permette di avere piani narrativi differenti, trama e sottotrame che non perdi per strada e molti personaggi cui fai fare salti da una parte all’altra dell’intero romanzo senza perderli.
    Quindi, come dici: utilizzare la struttura per le buone idee non come limitazione, ma come aiuto funzionale per la creazione di un’opera buona che accattivi e interessi il lettore.

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