Intervista a un editor

Sono certo che vuoi sapere come funziona lavorare con un editor professionista. Non saresti qui altrimenti. Per alcuni è un vero mistero.

Fortuna vuole che ne ho conosciuta una, una vera intendo (che di questi tempi…) e le ho posto subito delle domande che credo siano utili a tutti, esordienti o meno. A cosa serve un editor? Ne ho bisogno? Come si lavora assieme?

Non avrei mai creduto che qualcuno amasse a tal punto curare opere altrui! Devo ammettere che mi ha rilassato molto su certi argomenti.

(le mie domande sono in blu).

Cominciamo dalla prima cosa. Perché serve un editor?

img-20150822-wa0012L’importanza di una revisione esterna. Nessuno, anche il migliore degli scrittori, può essere completamente obiettivo con se stesso e nessuno riuscirebbe da solo a cogliere tutti gli errori che si possono trovare in un intero libro. Pensa che i giri di bozze, secondo le regole editoriali, dovrebbero essere addirittura quattro! Un amico molto spesso non è obiettivo e un esterno non qualificato non ha comunque tutte le conoscenze necessarie per rendere l’opera un prodotto degno di adeguata professionalità; al massimo può cogliere qualche refuso o sistemare la grammatica, ma fare Editing è molto di più. Fare Editing è controllare coerenza di stile, di trama, vuoti temporali, dettagli fisici/caratteriali dei personaggi e ambientali ed è soprattutto saper potenziare l’opera per renderla impeccabile.

Va considerata anche l’importanza della chiarezza espositiva, al fine di fornire un prodotto di alta qualità a qualsiasi livello e per qualsiasi forma comunicativa. Sia che l’opera venga destinata a una Casa Editrice, sia nel caso in cui si decida di percorrere la strada del self publishing, dal prodotto finale deve trasparire professionalità. Il tutto perché credo sia doveroso e rispettoso nei confronti del lettore, ma anche fondamentale per mantenere alta la qualità del settore editoriale (NOTA: a tal riguardo si può leggere anche il guest post di Paolo Cestarollo che rincalza questo concetto).

Alcuni (e io sono uno di quelli) hanno un certo timore nel mettere il proprio lavoro in mano a un estraneo.
Credo molto nel valore di empatia dell’editor. Tra editor e autore dovrebbe instaurarsi un lavoro di totale condivisione, una sorta di lavoro di equipe dove vengono apportate tutte le modifiche necessarie, ma mai snaturando lo stile originale e mai imponendo all’autore le proprie correzioni. Ovviamente, non si discute sulla grammatica o sulle regole base dell’editoria, ma su tutto il resto ci deve essere un costante confronto, che permette all’opera di essere potenziata al meglio e all’autore di rimanere soddisfatto del proprio operato. A tal proposito, è molto importante che l’editor abbia la capacità di capire se c’è coerenza tra stile di scrittura e genere trattato. Quando poi un’opera è scritta palesemente male, un buon editor deve far notare allo scrittore che il livello di scrittura è troppo basso, deve sapergli consigliare cosa fare per migliorare e metterlo di fronte a tutti i suoi limiti.

So che ti sei applicata con successo in un campo che mi piace molto, quello dei manuali per giochi di ruolo. Che puoi dirmi?
La differenza è tra come viene concepito il self publishing nel mondo dei Giochi di Ruolo (GDR) e nell’editoria più classica (definiamola così… ). Mentre nell’ambiente editoriale più diffuso gli autori che tentano la strada del self spesso lo fanno per trovare una scorciatoia per arrivare alla pubblicazione, superando lo scoglio della Casa Editrice e passando quasi come “scarti” del settore (anche se non è sempre così, per fortuna!) (NOTA: ecco, specifichiamolo :D), nel settore GDR l’autore Indie è al contrario considerato un ricercatore e sperimentatore rispetto al Mainstream. Il mercato delle pubblicazioni GDR è sicuramente più ristretto e questo ha portato nel tempo sempre più Game Designer a voler creare prodotti innovativi, distaccandosi in parte dall’ambiente più tradizionalistico del settore e conferendo più visibilità al mondo GDR in generale.

Lavoreresti con un indie?

Assolutamente sì. Ho lavorato e lavoro tuttora con autori indie; non li considero di certo inferiori perché scelgono il self-publishing, anzi. Mi rendo perfettamente conto di quanto è duro il mondo dell’editoria oggi e per questo la scelta di auto pubblicarsi molto spesso è sopravvivenza. Mi è capitato di lavorare con autori davvero talentuosi, che semplicemente hanno optato per l’auto pubblicazione perché non si sono voluti scontrare con la nuova editoria, che vede da un lato una forte presenza di volumi pubblicabili e dall’altro una notevole carenza di mezzi a disposizione delle Case Editrici, purtroppo. Quando mi trovo di fronte a un testo ancora acerbo, non ho remore a farne notare i punti deboli all’autore, in modo tale che possa rendersi conto dei propri limiti come scrittore e di conseguenza migliorarsi. Lavorare con un indie è senza dubbio stimolante, mi consente di agire in un’ottica costante di condivisione con l’autore, di entrare in empatia sia con lui che con il testo, in un gioco di scambi che permette di generare un’opera al massimo delle sue potenzialità.

Sai dare qualche indicazione sui costi e i tempi medi?

Per quanto riguarda i costi e i tempi medi di lavoro, variano in base al tipo di servizio richiesto (semplice correzione bozza oppure editing completo) e di solito formulo un preventivo basandomi sulla lunghezza del testo espressa in cartelle da 2000 battute. Poiché io stessa ho iniziato collaborando con autori di Giochi di Ruolo indipendenti e con Case Editrici del settore GDR, prettamente di nicchia, so bene quale può essere la disponibilità economica di un autore indipendente. Punto a diffondere la cultura dell’editing e della correzione bozze, perché troppo spesso viene considerata o troppo costosa o trascurabile, quando invece è fondamentale. Per questo motivo, cerco di offrire un servizio professionale pur mantenendo prezzi non proibitivi, in tempi congrui per un’ottima riuscita del lavoro, che però non deve mai andare a discapito della qualità del risultato. (NOTA: diffidate dei servizi web che si fanno pagare in numero di battute senza prima contattarvi e capire il progetto!)

A livello pratico come si svolge il tutto (mail, skype, incontri)?

Il bello di questo lavoro è che la tecnologia oggi ci permette di cancellare le distanze, offrendoci molteplici mezzi di comunicazione; il vantaggio è che può essere svolto ovunque, bastano un pc e le opportune conoscenze e capacità. Il lavoro viene svolto principalmente attraverso scambio di e-mail, ma è possibile anche il confronto telefonico o via Skype in caso di necessità. Le modifiche e i commenti inseriti nel testo vengono resi visibili sul file, in modo da consentire sempre all’autore di partecipare attivamente al risultato finale. Personalmente, prediligo un lavoro “a step”, analizzando prima a blocchi di capitoli confrontandomi con l’autore, poi attraverso una rilettura completa finale nella quale valuto l’effetto globale e controllo l’eventuale presenza di anomalie.

Hai qualche consiglio da dare per chi volesse emularti e iniziare questa carriera?

Il consiglio principale che mi sento di dare a chi vuole intraprendere questa professione è di studiare, formarsi, non sottovalutare il lavoro di editing, perché non basta saper scrivere bene. Esistono regole editoriali, oltre a quelle grammaticali, che sono fondamentali per fare la differenza tra un prodotto “amatoriale” e uno “professionale”. Ci sono infinite possibilità per chi vuole frequentare corsi di formazione o master, anche a costi contenuti, basta fare un po’ di ricerche online ed è possibile trovare associazioni culturali o aziende specializzate e certificate del settore. È importante non dimenticare mai che la specializzazione richiede tempo, ma rimanere aggiornati è davvero fondamentale. Oltre alla formazione, però, credo sia scontato dire che questo lavoro è fatto di passione, di qualità che vanno dall’intuito all’empatia in un turbinio di emozioni che devono coinvolgere tanto l’editor quanto l’autore. Io definisco la mia professione di editor come un sogno di carta, un sogno che sono riuscita a realizzare con tenacia e che oggi mi regala infinite soddisfazioni; il mio consiglio è senz’altro di seguire sempre i propri sogni, non aspettando che si concretizzino dal nulla ma lavorando sodo perché accadano.


 

Curiosi di sapere a quali progetti ha lavorato Natascia? Questa è la pagina che elenca le collaborazioni: https://natasciacortesieditor.wordpress.com/collaborazioni/

Se avete domande fatele pure nei commenti, in ogni caso vi consiglio di dirottare curiosità e richieste proprio sul suo blog (vi risponde subito, è carinissima):

https://natasciacortesieditor.wordpress.com/

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3 pensieri riguardo “Intervista a un editor

  1. Grazie per questa interessante intervista.

    Natascia, quando ci si accinge a scegliere un editor, per ottenere l’empatia di cui parli, pensi che debba esserci una comunanza di gusti in materia di libri? Oppure l’editor riesce a rimanere super partes, indipendentemente dalle sue preferenze personali?

    Liked by 1 persona

    1. Ciao Lisa, innanzitutto grazie! Personalmente, credo che l’editor debba rimanere super partes, quindi non influenzare in alcun modo opera o autore in base ai propri gusti personali. Se proprio non si riesce a ottenere questo livello di “distacco”, credo sia meglio non affrontare il lavoro, perché non si otterrebbe un risultato abbastanza obiettivo. L’empatia si viene a creare con l’autore pagina dopo pagina, a mano a mano che ci si addentra nella storia e nella struttura del romanzo; credo che il “trucco” stia nel non avere gusti personali troppo netti, che impedirebbero di affrontare al meglio determinati generi, e cercare di mantenere sempre una visione globale imparziale.

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