Guida al blogging professionale per imbranati

Sai cosa fa notare un blog? I suoi contenuti. Cioè i post che scrivi.

Vuoi fare il salto di qualità e scrivere articoli del blog che siano letti, condivisi e citati. In questo modo puoi attirare gente alla tua mailing list. Però non sai proprio come fare. Hai bisogno di una guida specifica con tutti i trucchi necessari senza dover comprare libri o spenderci mesi di tempo.

Questo è l’articolo giusto.

Vediamo punto per punto come si scrive un post eccellente nel 2015. Se vogliamo che il blog sia notato, attirare traffico e venire condivisi dobbiamo applicare alcune norme.

Un riassunto prima di iniziare

Se vuoi salta pure alla Sezione che ti va di approfondire per prima:

  1. Titoli: i titoli creativi con keywords giuste ci fanno notare.
  2. L’introduzione: breve, con parole chiave e dando del “tu”.
  3. Sezioni del contenuto: scrivere in sezioni scollegate fra loro è il vero trucco!
  4. Titoli delle Sezioni: sono il terzo elemento più importante di un post. Scrivili con accuratezza.
  5. Immagini: devi inserire immagini corrette per la condivisione sui social network.
  6. Link: inserisci link esterni e ai tuoi stessi articoli.
  7. Autorevolezza: con grafici statistici e quotebox puoi sembrare più competente nel tuo campo.
  8. Conclusione: chiudere un post in modo che gli utenti interagiscano.
  9. Verifica: cosa controllare prima di pubblicare il post.
  10. Promozione: operazioni da compiere dopo la pubblicazione per incrementare il traffico.

Nota Bene: ho inserito nell’articolo delle Tecniche Professionali: sono scorciatoie o segreti dei campioni che puoi usare a tuo beneficio!

1. Scegliere il titolo giusto per il proprio post: tutto quello che devi sapere

Nella gran massa di dati che ci sommergono, il titolo deve spiccare per essere notato.

Ogni giorno un utente medio viene “aggredito” da qualcosa come 1100 headlines!

Diciamo che oggi come oggi qualunque titolo insolito potrebbe avere fortuna. Ad esempio “Pesci e cani contro il blog neuropatico: supertraffico in entrata!” attira di sicuro l’attenzione rispetto a “Le 5 regole del blogging” che attira sbadigli.

E’ anche vero che potrebbe NON avere fortuna e dimostrarsi un disastro secondo la sensibilità di chi lo vede in quel momento, quindi è meglio sulla lunga andare per statistica e usare delle formule collaudate.

Una formula eccellente è questa:

Parole chiave + qualifica + nicchia di riferimento

Fino ad ora il titolo che mi ha attirato più click e contatti è stato “Social Media: guida completa per scrittori”.

Il titolo che ha vinto ha queste caratteristiche:

  • Ha le giuste keywords: in questo caso “social media” e “guida”.
  • Ha una qualifica: è “completa” (poteva essere rapida, divertente, colorata…).
  • Ha un preciso target di riferimento: è per scrittori.

In questo modo puoi catturare utenti scrivendo “Guida alla scrittura per mamme single impegnate”, “Guida colorata ai social media per analfabeti”, “Tutto quello che un CEO pugliese deve sapere su Quora”.

L’articolo catturerà molte tipologie di traffico: sia i soggetti direttamente interessati (le mamme single impegnate), sia una categoria più ampia (scrittori), sia il target perfetto (mamme o donne impegnatissime che scrivono!). Infine, quelli curiosi di sapere un metodo di scrittura studiato per le mamme single (non è cosa comune, in effetti).

Questo metodo (qualifica + utenza) è solo uno dei modi di creare rapidamente titoli attraenti. Esistono molti modi di emergere con un titolo. Eccone alternative valide.

  • Lista + qualifica: “17 trucchi deliziosi per scrivere la tua biografia”
  • Come fare a + qualcosa che tutti vorrebbero: “Come fare a licenziarsi e campare di scrittura”
  • Una domanda retorica: “Vuoi vendere 100 copie di un ebook al mese?”
  • Trucco ninja oscuro: “Tecniche proibite di social marketing (illegali in certi Stati)”
  • Metafora intrigante: “Perché i Pomodori Pachino vincono nel Content Marketing”
  • Fatto incredibile: “Israeliano sbanca a 16 anni sul web. Svelato il segreto”
2015-11-22 17_37_45-Write Better Headlines_ Free Headline Analyzer From CoSchedule
Solo 58? Questo titolo non va davvero…

Tecnica professionale: potresti voler usare CoSchedule Headline Analyzer. E’ uno strumento gratuito che consente di creare titoli ad alto potenziale. E’ in inglese, ma una volta trovato un titolo ad alto punteggio si può tentare di tradurlo. A me è piaciuto molto.

2. Scrivere un’introduzione efficace

L’introduzione è un brevissimo trafiletto che segue il titolo.

Dovrebbe contenere almeno due delle parole chiave scelte per il pezzo, senza risultare per questo artificiale.

Inoltre dovrebbe usare la seconda persona singolare, cioè il TU, rivolgendosi direttamente a chi legge (questa è la forma preferita anche per il resto dell’articolo!).

Ad esempio:

“L’uso corretto dei social media consente di promuovere il tuo ebook al massimo del potenziale. E’ facile sfruttare i social network se conosci le strategie giuste, e con questa guida punto per punto riduci il tempo speso e i costi di una promozione

E’ abbastanza denso di parole chiave e non appare artificiale. In questo caso le parole chiave erano guida, social media e ebook. Ho aggiunto altre cose che potrebbero interessare, come i costi di una promozione e ridurre il tempo speso.

Tecnica Professionale: se installi YOAST SEO puoi inserire una diversa introduzione dell’articolo, sia per Google che per i social network. Sii ancora più stringato e non dimenticare di inserire, in modo logico, le keywords che hai scelto. “Una guida veloce ai social network per chi scrive ebook”.2015-11-22 17_39_59-WordPress › Yoast SEO « WordPress Plugins

3. Suddividere in sezioni indipendenti facilita la scrittura e la lettura (risparmi tempo!)

Oggi come oggi, molto più della questione tecnica, conta la possibile fruizione degli articoli, ovvero la quantità di materiale utile fornito e la facilità di consultazione.

Gli articoli migliori sono quindi divisi in sezioni indipendenti. Ciascuna affronta da sola una parte del tema. Così che un utente, scorrendo, possa approfondire subito la parte che gli interessa.

schema_post

Un’analisi di 5000 parole sullo stesso punto concettuale non viene letta. Punto. Frazionarla in più argomenti scollegati è un buon trucco.

Ad esempio, nell’articolo sui social media ho analizzato diversi social. In questo modo chi non era interessato a Pinterest scorreva oltre, chi era interessato a Twitter leggeva quello.

Se l’argomento fosse per ipotesi “Tecniche di agricoltura in Nord Italia” si potrebbe suddividerlo nelle varie Regioni (così un piemontese salta la parte veneta e trova la sua).

Poniamo che voglia affrontare l’argomento del self publishing. Una divisione in sezioni potrebbe essere questa:

  • Come si guadagna con il self
  • Dove distribuire il tuo ebook
  • Come fare per le copertine
  • Consigli per la promozione sul web
  • Sviluppa la promozione dal vivo: idee interessanti
  • Siti di esperti per approfondire
  • 30 risorse utili per il self publishing

Ciascuna sezione si può consultare in modo indipendente dall’altra ed è molto ricca di contenuti utili.

Tecnica professionale: Gente come Neil Patel riesce proprio con questo sistema a scrivere articoli lunghissimi molto apprezzati nel mondo. Per ciascuna sezione si dilunga poco, offrendo il solito schema: un dato statistico e poi una soluzione pratica. Tutto qui. In questo modo ogni singola sezione, anche letta separatamente, è utile. Tutte assieme fanno un capolavoro!

Tecnica professionale 2: è pure vero che a volte si vuole scrivere una disquisizione lunga e approfondita in senso lineare. Grazie al cielo MEDIUM, la piattaforma di contenuti condivisi, sta decollando anche in Italia. Quello è il posto giusto per postare “storytelling” lineare che sul blog avrebbe poco risalto. Infatti Medium è stato studiato proprio per quel tipo di contenuti discorsivi, chiamati “stories”. E’ un ottimo modo anche per intercettare altre categorie di utenti!

4. I titoli delle sezioni sono fondamentali: come si scrivono bene?

Arrenditi all’evidenza: del tuo post sarà letto solo il 20%. Quindi devi far trovare al lettore quel 20% che gli interessa.

Dopo il titolo e le immagini, i titoli di sezione sono il terzo elemento più importante di un post! Se li scrivi male il resto dello sforzo sarà vano.

Cerca di immaginare quale sia la necessità del lettore che è entrato a leggere quell’articolo. Sta scorrendo la pagina molto velocemente, devi catturare la sua attenzione.

Se il titolo di sezione è soltanto “Il metodo”, il lettore potrebbe non capire a cosa ci stiamo riferendo e passare oltre. Nel caso peggiore possibile arriva in fondo all’articolo senza aver trovato nulla di utile.

Se il titolo di sezione è invece “Il metodo migliore per scrivere titoli di un libro” il lettore capisce al volo e può soffermarsi, anche se a noi potrebbe sembrare ridondante.

5. Devi arricchire il post con le immagini

Nel 2015 non esiste proprio: gli articoli devono avere delle immagini a corredo.

Dovresti dedicare alle immagini la stessa cura e tempo che dedichi alla parte scritta.

Alcuni dicono che bisognerebbe inserire un’immagine ogni 350/400 parole, ma questa è una statistica opinabile (alcuni pezzi possono averne più bisogno, altri molto meno).

Esistono comunque 3 immagini che puoi e dovresti inserire nel tuo articolo ogni volta.

La prima immagine è quella in evidenza che sta in cima all’articolo. Dovrebbe essere di dimensioni approssimative di 1200*750 (poi il blog la ridimensiona a video). Questa immagine sarà anche condivisa sui social e questo formato è perfetto.

Tecnica professionale:Ho scoperto che aggiungendo testo sovrapposto a una foto in stock si ottiene un buon risultato in brevissimo tempo! Il tutto sembra anche molto più autorevole!

Su un sito come ByPeople o MorgueFile si scarica una foto generica, quindi con un software grafico si sovrappone il testo (leggibile!) che fa da titolo all’articolo.

Aggiungendo il testo sull’immagine in evidenza, quelli che scorrono rapidamente i siti e i social senza leggere la didascalia vengono comunque catturati dalla nostra headline e sono dirottati all’articolo.

immagini_evidenza

Dovrebbe esserci almeno una seconda immagine principale. Questa studiata proprio per essere “pinnata” su Pinterest. Le immagini pinnabili dovrebbero essere a sviluppo verticale (500*1200 ad esempio) e le si crea con la stessa procedura di quelle in evidenza.

Tecnica professionale: Una delle immagini più semplici da creare ad uso Pinterest è la checklist, che si fa in un secondo. Una volta scelta una immagine di sfondo, e applicato il logo/link del blog, si sovrappone il titolo e un elenco dei punti chiave trattati nell’articolo. In questo modo può venire pinnata/salvata per altre consultazioni.

Un terzo tipo di immagine utile e che si produce con facilità è una screenshot. Quando si spiega un sito o si parla di una procedura informatica si può fare uno screenshot di quella pagina web, ridurla e proporla ai lettori così che abbiano un aggancio visuale a quello di cui stiamo argomentando.

 

lascreenshot

ATTENZIONE: potresti non aver riscontro automatico sull’uso delle immagini (ad esempio nessuno dirà: che bella immagine!), ma di sicuro la differenza si vedrà.

6. Ricordati di inserire Link

Ogni qualvolta si cita qualcuno o un servizio/sito si deve linkare a quella risorsa.

Lo stesso vale se abbiamo scritto articoli più approfonditi sullo stesso tema: collegare gli articoli fra loro è un’ottima pratica sia per tenere a bada Google che per trattenere la gente sul sito.

E’ molto utile anche linkare articoli di blog altrui che abbiano approfondito lo stesso argomento. Questo oltre che essere utile al lettore porta traffico indietro.

Tecnica Professionale: Dovrebbe essere presente almeno un link per sezione in modo che l’articolo sembri dinamico a prescindere dal tipo di consultazione. Questo ti sforza anche ad articolare meglio le sezioni.

7. Creare un senso di autorevolezza con grafici e quotebox

Cosa crea il senso di autorevolezza, cioè l’idea che siamo degli esperti in quel che facciamo? Le nostre parole? No, le parole altrui!

Hai due opzioni in questo senso, se vuoi dare autorevolezza a un tuo articolo: grafici statistici e quotebox (riquadri con citazioni).

Grafici e infografiche

Si usano per argomentazioni più tecniche. Un grafico che mostra una statistica rende più autorevole all’istante qualunque trattazione tecnica. In questo senso gli specialisti usano infografiche (schemi graficamente accattivanti).

Creare infografiche è piuttosto lungo e perfino questa che ho fatto sul ciclo di vendita degli ebook mi ha impegnato per 6 ore. Altri modi di creare infografiche possono essere più facili: si scaricano delle icone generiche e si scrivono dei dati a corredo, in un software grafico semplice.

 

easygraph

Per risparmiare molto tempo è possibile inserire direttamente un grafico trovato in Rete, cui si appone link di accredito che rimandi al sito dal quale abbiamo estrapolato il grafico.

Le quotebox? Cosa sono e come si fanno

Anche il peggior articolo del mondo viene notato se hai dei box con citazioni o testimonial illustri. Non lo faccio ancora, ma è un ottimo sistema per aggiungere valore a un post e guadagnare senso di autorevolezza.

Esistono due modi di farle.

Il primo modo è creando direttamente un’immagine vera e propria, il che la rende pinnabile e graficamente più attraente, ma più lunga a costruirsi.

quote-being-smarter-gives-you-a-tailwind-throughout-life-people-who-are-more-intelligent-earn-steven-pinker-120-20-61
Quote grafici sono più interessanti, creano un senso di coerenza ma servono gusto e tempo.

Il secondo modo è attraverso il codice HTML. I temi premium consentono di inserire box in modo automatico, attraverso degli shortcode.

Comunque sia cerca di mettere dei quotes, il pezzo ne avrà un beneficio notevole.

Tecnica professionale: Anche se hai un blog di terze parti puoi inserire dei quotebox, grazie al codice HTML.

Nella visualizzazione codice del tuo articolo (non la creazione visuale, ma quella in HTML), crea un tag DIV dove vuoi che compaia il box. All’interno del tag inserisci le proprietà CSS con una dichiarazione STYLE= “”.

Quindi crea il tuo contenuto usando ancora le proprietà CSS per il testo.

Ricorda di chiudere il box con la tag /DIV.

Ecco un esempio a video (click destro + analizza elemento per sbirciare il codice relativo).

 

E’ facile fare quotebox, e scommetto che questa ha attirato la tua attenzione!

Gaspare Burgio – nullafacente.com

A questo punto puoi divertirti a congegnare uno stile tuo lavorando con il codice CSS. Puoi cambiare colori, margini, bordi e dimensioni così che il box sia di tuo gradimento. Ovviamente cambia i miei stili e immagini con i tuoi.

Salva un esempio del tuo codice di box in un punto facilmente raggiungibile, così che potrai copiare/incollare nei nuovi articoli e modificarlo in un attimo secondo esigenza.

8. Come concludere un post nel migliore dei modi

Il metodo più classico e ancora funzionale è una call to action, cioè porre una domanda che stimoli la conversazione. Allo stato attuale non è stata trovata un’alternativa valida a questo tipo di conclusione, che trasforma il pezzo da una pietra indigesta in un fiume di commenti che scorre.

Puoi chiedere tranquillamente ai lettori di esprimere:

  • cosa pensano su quel tema
  • di criticarti (ho detto bene? Cosa posso aver sbagliato?)
  • fare un’ipotesi sul futuro (secondo voi come sarà X nel futuro?)
  • come hanno affrontato e, nel caso, risolto quel problema

Nota: se anche non ricevi risposte, la domanda aperta è comunque un ottimo modo di far intuire che il pezzo è finito!

Tecnica Professionale: Esiste un altro trucco, che è quello di aggiungere al termine anche un Post Scriptum, e alcuni all’estero lo usano con efficacia. A quanto pare moltissimi lettori leggono sempre e comunque il post scriptum, e se non altro puoi fargli fare qualcosa a tuo vantaggio.

Ad esempio, suggerire che hai scritto una guida scaricabile proprio su quell’argomento, e apporre il link dove trovarla. Oppure invogliare allo share sociale, per aiutare persone con le stesse problematiche.

Alcuni sono spudorati e chiedono direttamente l’iscrizione in mailing list o l’acquisto di una risorsa relativa al tema del post!

9. La verifica prima della pubblicazione: devi farla!

Appena finito di scrivere il post, non pubblicarlo al volo. Ci sono delle operazioni obbligatorie da compiere.

La prima di queste è chiaramente rileggere l’articolo per scovare tutti gli errori e, nel caso, identificare quelle frasi che possono venire semplificate o spiegate meglio. Niente fa più schifo a un lettore veloce di un errore grammaticale: smetteresti subito di sembrare un professionista!

La seconda cosa è la verifica del valore fornito. Immedesimati nel punto di vista di un lettore e chiediti, sezione per sezione, se effettivamente si ottiene qualcosa indietro. Se una sezione appare poco utile si può sempre aggiungere un link a una risorsa che tratti meglio la questione. E’ buona norma anche cercare di stringare al massimo i discorsi.

La terza e ultima verifica è quella della formattazione. Se usi WordPress puoi salvare l’articolo come BOZZA, in modo che venga memorizzato ma non pubblicato. Quindi premi ANTEPRIMA per vedere come appare su schermo. Potrai così aggiustare tutto quello che non va in senso visuale prima che l’articolo vero e proprio sia pubblicato.

Tecnica professionale: proprio perché non vengono pubblicati subito, gli articoli salvati come bozza sono molto utili. Puoi lavorare a 5/6 pezzi alla volta secondo il tempo che hai e le ricerche che stai facendo, e WordPress funzionerà come un backup tenendo i tuoi articoli bozza al sicuro sui suoi server. Questo stesso articolo è stato “bozza” per una settimana mentre ci lavoravo!

10. Le operazioni necessarie dopo la pubblicazione: tanti le dimenticano, ma fanno la differenza

I professionisti del web, come Brian Dean,  il ragazzo che amministra Backlinko, garantiscono che pubblicare l’articolo e starsene là ad aspettare non serve a nulla. Pubblicare rappresenta soltanto il 10% del lavoro!

Questo fa parte di una strategia chiamata SKYSCRAPER (grattacielo) che lascio il piacere di approfondire da soli.

Ecco quindi cosa bisogna fare subito dopo aver pubblicato l’articolo: notificare sui social, notificare via mail, creare un piano di notifiche extra.

Notificare sui Social:

  1. Notificare il pezzo su Facebook e Twitter
  2. Pinnare l’immagine appropriata sulla Bacheca Pinterest del blog
  3. Notificare su G+ e gli altri social in cui siete attivi

Notificare via Mail:

Invia una mail di notifica a chiunque hai citato nell’articolo (nei limiti del ragionevole, è chiaro che non manderò una mail a Neil Patel, ma ne manderò una a Zelda was a Writer nel caso). La mail dovrebbe avere un tono cordiale e specifico, qualcosa di questo tipo:

“Ciao [soggetto]! Ho scritto un articolo sul mio blog, [articolo]. Ho pensato di citarti come fonte autorevole perché sei un esempio da seguire in questo campo. Sarei onorato se volessi passare a leggerlo (e magari verificare che abbia scritto tutto correttamente). Ti ringrazio per l’attenzione, e complimenti per l’ottimo lavoro!

Gaspare Burgio

P.S: se trovassi l’articolo davvero molto interessante, ti consento di citarlo fra le tue risorse!”

Ovviamente modifica secondo il tuo stile e il tipo di persona che stai contattando.

Tecnica professionale: di sicuro hai dei competitor, e di sicuro questi hanno scritto almeno un articolo sullo stesso argomento. Alcuni influencer potrebbero aver linkato sui loro siti a quell’articolo “nemico” inviando loro del traffico che farebbe comodo a te. Questo tipo di link si chiama “backlink”.

Per trovare questi soggetti influenti analizza l’articolo del competitor con uno strumento quale MOZ Site Explorer o altri simili. Ti dice quali sono gli influencer che hanno fatto backlink a questo articolo avversario.

Una mail dovrebbe essere mandata a quegli influencer per informarli che è uscito il tuo articolo ed è migliore di quello che hanno citato (sempre che lo sia, non ha senso notificare articoli “normali”, ma solo i veri capolavori). Ecco una mail di contatto tipica.

“Buongiorno!

Sono [nome] e faccio parte dei vostri lettori. Ho letto con molta attenzione e interesse [articolo dell’influencer con link “nemico”]. E, come voi, ho apprezzato molto l’articolo [articolo nemico] che avete citato.Vi contatto perché ho creato una risorsa decisamente migliore sul tema. Ho pensato che potrebbe farvi gola: eccolo [link al nostro articolo]. Sarebbe fantastico per me se, dopo averlo letto, lo citaste nelle vostre risorse!

Grazie e continuate con lo splendido lavoro di sempre!

Gaspare Burgio”

Chiaramente da adattare al tipo di soggetti che contatti. Il numero di conferme è in media piuttosto basso, ma ne basta uno buono e sei a cavallo.

Una mail dovrebbe essere inviata anche ai soggetti che sai essere già interessati a quel tema, come blogger e articolisti o amministratori di forum. Brian ha promosso un suo articolo di punta per ben due mesi!

Un piano di notifiche extra:

Imposta subito una campagna su BUFFER o KUKU in modo che l’articolo venga notificato sui social più volte dopo la pubblicazione.

Ad alcuni autori questo potrebbe sembrare spam, ma stanno sopravvalutando il loro potenziale di presenza. Infatti su Twitter ci sono soltanto il 5% dei tuoi contatti ogni ora. E il ricambio fra follower e unfollow è alto. Dopo un mese è quasi tutto rigenerato!

Ecco quindi che andiamo subito a impostare una campagna di notifiche che non sembri spam e torni utile a noi quanto a loro.

Ricorda: devi cambiare il testo associato ad ogni notifica altrimenti si viene marcati come “spammatori” e le notifiche possono venire bloccate. Ad esempio si può linkare una volta come “Guida completa ai Social Media” +link. La seconda volta come “Oddio quanti commenti sto ricevendo a questa guida social media!” + link. Intesi?

Twitter: dopo tre ore dalla pubblicazione – il giorno dopo – dopo una settimana – dopo un mese – dopo due mesi

Facebook: dopo un mese – dopo tre mesi

G+: dopo una settimana – dopo un mese – dopo tre mesi

A questo punto hai impostato la “campagna social” (in 5 minuti!) per quell’articolo e non dovrai tornarci sopra.

Se scrivi diversi contenuti alla settimana (fra quelli molto belli e i tanti di riempitivo) con questo sistema darai la netta impressione di fornire moltissimo contenuto utile e raggiungi molte più persone.

Una checklist per non dimenticare

Ecco, pinnatela per un riferimento da tenere sotto mano ogni volta!

post_checklist

Siamo alla conclusione

In un mondo dinamico come quello del web le regole cambiano rapidamente. Quello che andava bene un anno fa non funziona più, oggi.

Abbiamo visto come un articolo deve essere suddiviso in macrosezioni indipendenti, che i contenuti extra (immagini, quotes) stabiliscono l’autorità e che pubblicare un pezzo è solo una parte del lavoro, in seguito va anche promosso.

Quale sarà il futuro dei nostri blog? Verso quali tendenze ci stiamo muovendo?


 

P.S.: IMPORTANTE!

A causa di un guasto al PC, per quasi tutto Novembre 2015 avrò forti problemi tecnici. Per fortuna i dati (e i libri!) sono salvi, ma non so quanto possa connettermi. Sto scrivendo con un Acer del 2006!

Se volete aiutarmi ad uscire dal pasticcio, potete farlo in modo semplice: basta che condividiate sui social (Twitter, Facebook) almeno un articolo di quelli vecchi, così mentre aggiusto la situazione non sembro morto. Grazie di cuore davvero! In cambio prometto che scriverò un articolo EPOCALE!

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