Diventa un cavallo magico del web: come si fanno 10k utenti di traffico

Rischierò e farò un post di content marketing.

Oggi parlo di tre animali: il gatto, il rinoceronte e l’unicorno. Non mi sono fottuto il cervello e il post che segue nonostante il linguaggio colorito è ad alto contenuto tecnico.

Gatto, rinoceronte e unicorno sono tutti e tre esemplari di scrittori che vivono nel mondo del blogging.

Tu non vuoi essere un gattino, e neppure uno sgraziato rinoceronte. Te lo garantisco.

Hai ambizione da unicorno, una bestia rara che scalpita nel cielo e in poche parole schiaccia sotto i suoi zoccoli dorati tutti i miserabili. Con orgoglio e tracotanza. Te lo meriti, sei un unicorno del blogging. Le persone vogliono fare l’amore con te e guadagni denaro senza fare una mazza. I bambini ti disegnano coi pastelli colorati. L’ISIS ti detesta.

Seguendo questa formula mistica vincerai. Avrai traffico in target da 4 zeri.

Ecco i tuoi competitors e come da ciuchino miserevole diventerai l’idolo della verginità repressa (e monterai su un sito da paura).


1414526622701Il blogger gattino

Il blogger gattino si distingue per l’ingenuità. Racconta i fatti suoi, spesso con entusiasmo.
Il suo fine ultimo è compilare il Diario di Hello Kitty. Pensieri, foto, tanta voglia di ammmore e coccole.
E’ quanto diceva Warhol: nel futuro ognuno potrà essere famoso per 15 minuti. Poter scrivere su un blog illude di questa fama.
Ha un seguito di 10, poi 20, poi 30 utenti per qualche mese, quindi sprofonda nell’anonimato. Arriva a 50 se è una bella ragazza.
Poi stacca la spina perché Facebook è molto più efficace per sentirsi famosi, la gente di transito si smaschera trollante o finalmente fa sesso con qualcuno che merita.
Prima che mi sbranino: alcuni scrivono belle pagine intense. Però quei tempi del cat blog sono finiti perché soppiantati dai social network. fatevene una ragione.


rhino_png_hq_by_gd08-d4vnflnIl blogger rinoceronte

Ecco il blogger rinoceronte, ovvero quello che ha un blog dedicato a un tema, e posta di continuo nuovi inutili articoli sulla solita stramaledetta cosa.
Un esempio della categoria son quelli che hanno pubblicato un libro e continuano a bloggare su come si scrive (in grande, in piccolo, avverbi, pronomi, saghe, epistemiologia dell’articolo indeterminativo, perché non diventerò mai famoso), attirando altra gente che vuole sapere come si scrive (intanto il libro fa le ragnatele in sidebar).
Mentre si interrogano sul traffico utenti che langue, offrono ai romanzieri qualcosa che i romanzieri sanno già: come scrivere. E’ come aprire una norcineria per vegetariani.

Non è che gli puoi spiegare come diffondere il testo? Magari a loro importa quello. Magari a loro importa sfruttare meglio i social, o magari come si ottengono interviste e spazi, come si fa una dannata copertina decente… Ah già, non lo stai facendo tu, figurati se puoi spiegarlo ^_^.
Si salvano dalla depressione se postano continuamente, a giorni alterni per 3 anni, costruendo una base solidissima di altri cinque scrittori. I quali non lo ripagano neppure dei soldi dell’host (se mai li ha spesi), e sono là per chiacchierare come al bar.
Finito l’entusiasmo fanno spallucce e dicono: è una passione. Intanto però per quella passione non dormi la notte. Ed è tutto tempo che sottrai alla tua vera attività.


1107_unicorn_head_mask_inuseL’incredibile cavallo magico: il blogger unicorno

Il terzo tipo di blogger ha studiato content marketing e sa come funziona la faccenda. Lo chiameremo BLOGGER UNICORNO. Questo tipo di blogger fa le migliaia di iscritti e vende prodotti. E blogga meno degli altri.

Bloggare è una perdita di tempo. In senso buono e in senso cattivo.
Meno lo fai e meglio è, perché tu non sei un giornalista, sei uno che ha dei contenuti da spacciare (i tuoi libri, le tue rondelle, le tue salsicce). E gli articoli del blog NON sono il tuo prodotto. Tu non lavori per un quotidiano che monetizza. Vediamo i ragazzi lamentarsi degli stage gratuiti ma regalare ore-lavoro incalcolabili a sua maestà WordPress.
I superblogger non sono così. I blogger non spendono tempo a bloggare … che paradosso eh?

Il tempo è la sola moneta che non può venire battuta. Hai solo quella quantità a disposizione: se la spendi male è persa.
E poi siamo pigri per natura, l’uomo è fatto per poltrire: servono leggi per farci lavorare, ce lo deve dire la Costituzione perché non è affatto spontaneo per l’organismo umano spendere tempo nella fatica.
Soprattutto se è fatica inutile come quella di scrivere per l’ennesima volta “Come mai Lagioia ha vinto lo Strega e io no?” (soluzione: Lagioia non blogga minchiate).

Come lavora un Unicorno del web: l’animale più pigro del mondo

In primo luogo lancia UN SITO, con la sua brava homepage, e già in questa homepage comincia a catturare le iscrizioni alla mailing list.
Non apre un blog, apre un sito. E la mailing list.
Vi ho detto della mailing list? Già in homepage? E che è un sito, non un blog?

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Blog dell’Unicorno: la home mostra la possibilità di iscriversi, e prendersi un bonus… una voce di menu porta al blog dove di nuovo si offrono queste chance, tutte tese a catturare l’utente in mailing list!

E’ un sito al quale è collegato un microblog. “Micro” nel significato degli aggiornamenti. Perché ogni articolo che ci mette in realtà è una bomba.
Ci passa due mesi, su quel pezzo: non scrive “i 3 pilastri della bloggatura”, ti scrive “500 risorse gratis per tutti i blogger”. Non scrive “come mettere un avverbio”, ti scrive la “guida completa totale a…” in 5000 parole.
Studia la long tail, in modo da intercettare quante più ricerche possibili in SERP.

40588_1217278052746_220_269Scrive 3/4 risorse di questo tipo ogni anno. Non ogni mese. Non importa.
Quello degli aggiornamenti costanti è un mito, non esiste alcuna classificazione SEO che si basa sulla frequenza dell’aggiornamento, si basa sulla frequenza degli accessi. Cioè quanta gente viene sul sito ogni giorno. E non ci vengono se pubblicate arance di plastica marcia. Fossero anche un milione di arance di plastica marcia. Gliene farà schifo una come gli farà schifo un milione di quelle porcherie.

E’ su quei 3/4 articoli bomba che l’Unicorno fa leva. Senza quelli torna ad essere un blogger rinoceronte.
Ciascuno di questi articoli è un portale di traffico, come una sorta di autostrada verso il suo sito. La gente vorrà leggerlo oggi come fra 3 anni.

Ragassi (con accento bolognese), vacca boia, siam mica qui a fare pallanuoto con gli Snorky… ci sono articoli di questo tipo che è dal 2010 che continuano ad attirare gente sui siti! Primo commento nel 2010, ultimo commenta stamani. Sembra Ritorno al Futuro, con due Marty McFly che commentano da epoche diverse.
VALANGHE di traffico! E tu vuoi continuare a scrivere “Cosa vogliono i lettori”? (Soluzione: leggere).

Chiaramente c’è un bell’invito, sia in sidebar che a fondo articolo, rivolto alla mailing list (immaginate qui il corno che scintilla). Spesso è promosso con un extra gratuito, per invogliare ancora di più. In termine tecnico questa risorsa gratuita si chiama squeeze.
Entri, leggi la potente checklist in 100 punti che ti salva la vita, che diavolo fai, non scarichi “Come vendere subito 100 copie del tuo ebook”, pdf gratuito?
E qui TAC, ecco la sua mail calda calda per te. Ti ha dato la mail in homepage,e  se non lo ha fatto  lo farà per l’articolo stesso o per l’offerta della squeeze.

Se scrivi articoli confidenziali o cerchi il dialogo, avrai confidenti e amici dialoganti. Ma l’unicorno non si sente solo e non ha bisogno di amici virtuali. Deve trionfare sul mercato.

DS_KirbyDS_1_char01_E3-300x298E la short tail?

L’Unicorno del web conosce anche il valore del traffico in short tail, quello occasionale, quotidiano. Quindi riempie l’agenda di pubblicazione con articoli “banali”: un guest post al mese, un report alla settimana, una lista alla settimana, e qualcosa che non sembra ma è un’altra lista alla settimana. Tutta roba che scrivi in venti minuti.

Scegli la tua headline cattura traffico, con un numero dispari di elementi, ci metti un aggettivo compelling e fra qualche share e qualche seguace il traffico continua a fluire. “5 cose a cui fare attenzione su WazzApp” lo può bloggare mio cuginetto. “Come fanno in Asia a dominare sempre il Page Rank: i 5 Veleni Letali (uccidono sul colpo la concorrenza)” è un fottuto supertitolo.
Introduzione con le keywords, punti di elenco, un caso studio, call to action finale, venti minuti e godi popolo.

L’Unicorno si prende un giorno al mese e scrive 10, 12 articoli di questo tipo in una volta, così non deve tornarci sopra e sfrutta il momento creativo. Più i guest post più chissà cosa per non bloggare: Neil Patel paga, si fa fare delle infografiche, le pubblica col testo trascritto e vai con 3 post il mese risparmiati.

Beh, questi sono in short tail: ti danno traffico nelle 24/48 ore. Catturano i grulli.

Non fare un cazzo dalla mattina alla sera: il repurpose del contenuto

Ma ecco che l’Unicorno non si accontenta di essere un orgoglioso cavallo magico, quindi sfrutta tutti i suoi poteri e genera un fantastico arcobaleno nel cielo del web e… – no, aspetta è troppo metrosexual questa cosa…

Ma ecco che l’Unicorno sfrutta tutti i suoi poteri e genera un sommergibile atomico stracarico di missili nucleari coi quali bombarda il web!

L’Uniblogger risparmia-tempo, infatti, applica il repurpose delle sue migliori risorse. Non basta scriverlo quel superarticolo, deve proporlo. Più volte, in modi diversi. Infatti per creare un articolo del genere si entra in contatto con una massa di dati gigante. Pensa se deve scrivere sulle 20 fashion blogger più quotate del mondo, con interviste e report su come sono diventate tali.

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Tutto quel lavoro lo puoi pure riciclare per aggredire altre nicchie.

Vuoi fare una serie di infografiche (non una, una SERIE, ad esempio una per blogger di cui prima).

Vuoi farne un #hashtag collaborativo per votare la più figa secondo vari parametri.

Vuoi fare una slideshow (ricicli le infografiche)

Vuoi fare un video (e sbadabam, riciclo di immagini e dati del post, devi solo leggere)

Vuoi fare uno screencast.

Vuoi fare una bacheca Pinterest con le foto delle tipe (e un paio nel mezzo che rimandano direttamente al tuo sito)

Vuoi scrivere un articolo più ragionato sul tema, da mettere su Medium o su altri contenitori (per dire… Tumblr e Quag).

Vuoi leggerlo e postarlo su Soundcloud come podcast.

Vuoi salvarlo e farne un pdf scaricabile e divulgabile.

Vuoi chiedere a queste blogger di mettere su Instagram una foto con te e il logo del tuo blog, ricambi facendo altrettanto, e #hashtag appositi.

Tempo speso? Nulla, il lavoro lo hai già fatto.
E a quelli cui interessa il contenuto, attraverso link li rimandi alla pagina che cattura la loro mail. Può essere la stessa del sito, o perché no una landing page apposita.

Scheduling sui social network: andare in pensione a 16 anni

Hai scritto un meraviglioso articolo, don’tcha? E me lo hai notificato alle ore 17 su Twitter. Che caro! Peccato che mi sono collegato alle 18 :). E come farai con i nuovi contatti che raggiungi la prossima settimana? E il prossimo mese? Quel meraviglioso articolo che doveva attirare valanghe di sprovveduti invece langue per una questione di “lucky chance”.

Come si risolve il problema? Creando uno scheduling, ovvero ripostando i link alle solite risorse più volte. Meglio ancora se in automatico.

Esistono piattaforme come KUKU.io, MAVSocial, Buffer, che puoi collegare a diversi account sociali. Quindi prendi il link al tuo super articolo. Crea diverse headlines. Sparalo in automatico a tempi programmati sui social.

Ad esempio hai scritto “London Fashion: venti accessori moda british 2015”. Lo pubblichi alle ore 16 e viene notificato su Twitter e Facebook alle ore 16. Su Buffer crei una notifica diversa allo stesso articolo, da pubblicare alle ore 18 (“Ultime dalla moda inglese che fanno impazzire la City”). Mentre tu vai a mangiarti una piada, Buffer sparerà il link alle 18 come se tu fossi là (invece sei a tu per tu con la piadina).

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Se fai subito tutto il programma con le diverse headlines, e magari anche immagini diverse, hai risolto il problema dei social. Spara e dimentica: non torni sul pezzo se non fra due/tre mesi.

Ovviamente un unicorno non spamma. Ecco quindi una tabella del tempo su quanto conviene notificare lo stesso articolo:

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L’Unicorno, dopo che ha una nutrita serie di articoli sul blog, applica anche l’Old Post Retweet, ovvero installa un plugin che una volta al giorno va a pescare un vecchio articolo del blog e lo ripropone in automatico (altre piadine e vita sociale vera per te).

Fra questo, le notifiche dei nuovi articoli, lo scheduling e qualche share che fai per fatti tuoi, tu i social li vedi 5 minuti al giorno se va bene.

Sganciare la bomba: la side project

Ed ecco che il superblogger si desta e scopre anche il potere delle side projects.
Qui il tempo e le risorse puoi spenderceli, perché il rientro è notevole.

La side project è un “oggetto”, spesso una app, che potrebbe interessare gli utenti di riferimento per delle loro necessità che non sono soltanto informative, ma pratiche. Può essere anche una serie di servizi commerciali (vedi Joel Friedlander che ha due side project: con una vende modelli per libri, con l’altra vende una app per videoconferenze, roba collegata e pertinente al suo bloggare di autorship).

E chi usa la risorsa, bam, ti cede la mail <- non so se avete notato, ma c’è una costante…

C’è qualche genio che finalmente si unisce a un coder python e crea qualcosa come Scrivener, ma gratuito, grazie? Non ci vuole niente.
Mi fate un editor di testo distractionless con lettore mp3 integrato e notifiche web, che se no mentre scrivo divento paranoide? Grazie. Tieni la mia mail, ti adoro.

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I vantaggi di una side project sono notevoli perché se non catturi l’esigenza informativa catturi l’esigenza pratica e le due utenze sono comunque permeabili. Vale a dire che chi legge il superarticolo e vede la promozione penserà che quella app faccia proprio al caso suo, mentre l’utente della app potrebbe voler approfondire concetti collegati.

Il secondo vantaggio è che la side project è proprio “side”, nel senso che non è una cosa hostata sul blog, è un altro sito. Se sbagli qualcosa, “cade” solo la side project e non tutto l’ambaradan.

Comunque anche qui notiamo che l’Unicorno potrebbe non metterci nemmeno un atomo di impegno: potrebbe tranquillamente assoldare qualcuno una volta che ha monetizzato abbastanza.

Ma insomma questo Unicorno blogger che fa se non blogga? Fa il ganzo sui siti altrui

Mentre tutto questo va avanti, e in sostanza non fa altro che studiare quell’articolo bomba del bimestre, il superblogger si “diverte” a fare lui guest blog. Una valanga di guest blog. Per ogni dove. In modo che caterve di persone estranee vadano sul suo sito.
La sera risponde ai commenti e si rilassa.

Questo è uno dei segreti principali di un unicorno. Fare guest blog a pioggia. Anzi, a uragano.

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(c) http://raincoaster.com

In genere il guest blogging dell’unicorno è molto discorsivo, rilassato e classico. L’unicorno presenta se stesso come un caso studio e in 5 minuti scrive come è stato facile/difficile/utile/inutile arrivare a un dato obbiettivo.

Anche perché, a parte rari casi di puro altruismo e amicizia (e lo fai perché gli unicorni hanno il cuore d’oro), non vuoi deviare traffico su quel blog, ma incuriosire abbastanza affinché vadano sul tuo.

Ecco come l’Unicorno trasforma il piombo in oro: monetizzare col blog

Intanto che il traffico cresce, l’Unicorno monetizza, e con le ads, e con la white label se può, e con le affiliazioni.

Ma se hai letto l’articolo e io so che l’hai fatto (non chiedermi come), avrai notato la costante. Già, la mailing list.

Tutto questo “lavoro” differenziato serve a catturare gente nella mailing list.

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Quindi, con 2000 contatti in mailing list, e sono contatti in target, fai la tua brava follow up, fai una sell proposal fatta bene e se anche solo il 5% compra, BAM. Sono 100 vendite. Se hai un prodotto a 30 euro sono 3000 eurini intascati per quei due mesi di lavoro che a casa mia sono 1500 euro al mese. Andiamo piano: diciamo solo 1000 :).

Avere 2000 contatti in mailing list è un traguardo notevole e come si evince dalle migliaia di parole spese per questo post non è una cosa che si realizza dall’oggi al domani. Ma non si realizza nemmeno in due anni o in tre anni.

Con le giuste idee, la nicchia di mercato affamata ma trascurata, si possono ottenere buoni risultati (ho davanti degli esempi) in 6/8/10 mesi.

Per buoni risultati intendo arrivare a vivere con un sito web.

Diventa più facile ancora se fai network usando dei collaboratori, aprendo più linee di contenuto cioè più blog specifici ma in categoria e via così. Incrementando il bacino di traffico, e riducendo la propria responsabilità diretta.

Ovviamente ho semplificato moltissimo questa ultima parte (chi fa content marketing serio suda sette camicie, non è così immediato e così gratuito… ma i concetti sono questi).

Conclusione

Perché ancora non l’ho fatto? Questioni personali. E tu perché non l’hai fatto?

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10 pensieri riguardo “Diventa un cavallo magico del web: come si fanno 10k utenti di traffico

  1. Io mi sento un ippopotamo in una cristalleria.
    Vale?
    A parte gli scherzi questo articolo è davvero ottimo, e se anche parla di marketing… hai comunque disseminato tanti sassolini che ho prontamente raccolto per poterli rimirare e ragionarci su.
    Non sono un unicorno: scrivere gli articoli per il mio blog mi porta via tanto tempo. Tra ricerche e altro ne perdo troppo e questo è MALE, lo so benissimo. Ma non riesco a ottimizzare.
    Non sono un gatto con gli stivali: okay, quasi. Ogni tanto i fatti miei li racconto, non so come ma sembra piacciano. Chissà perché.
    Non sono un rinoceronte: mi piace raccontare di quello che faccio e leggo. Di quello che imparo da quello che leggo e che metto nello scrivere. Di blog di chi blogga e non scrive ce ne sono decisamente troppi e perderanno credibilità nel lungo periodo.

    Ma se non sono rinoceronte, gatto o unicorno, cosa sono?
    Osservo Kirby: palletta rosa, iperattiva.
    Forse sono una palla di pongo in via di trasformazione.

    Mi piace l’aspetto newsletter: so quanto sia importante e sto concentrando su lei le future energie (e il restyle del blog, tsk!). Ma restano un grandissimo dilemma i contenuti: cosa scrivere? Come scrivere? Come fargli sapere che esisto e scrivo?
    Mica facile.
    E se poi scrivi quella long tail lì, non ti arriveranno solo autori che vogliono sapere come fare a fare qualcosa e ignoreranno ciò che scrivi tu?

    Ah, dimenticavo: la parola squeeze è esplosiva!
    Come al solito mi hai dato così tante idee che mi sento svenire.
    La cosa bella del leggerti, è che i miei neuroni schizzano impazziti come palline del flipper.
    Sei un inimitabile unicorno (^^)

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  2. Sono iscritto alla tua newsletter! L’ultima versione ha una grafica deliziosa. E l’iniziativa di helloween è una genialata (per chi volesse saperne qualcosa, ecco qua! http://www.alessiasavi.com/era-una-notte-buia-e-tempestosa/)

    Sulle categorie: si tratta di generalizzazioni, abbastanza calzanti, ma con tutte le sfumature del caso. Anche se devo ammettere che un paio di rinoceronti e gattini “puri” li ho visti eccome ;).

    Sul problema lettori vs scrittori, c’è un bel dibattito. Non a caso ho usato l’esempio del fashion blogger, che è più facile. Lui propone articoli a chi è in cerca di quel tema, a chi è affamato di informazioni su quegli argomenti. Per controverso, la sua squeeze può essere un pdf con l’elenco degli outlet, potrebbe fare dei coupon di offerta o addirittura delle vendite affiliate di prodotti ogni mese. Chi visita il sito non è qualcuno che fa moda o vuole diventare stilista o a sua volta fashion blogger (potrebbe accadere), ma chi ha bisogno di quei prodotti e di quelle informazioni già come cliente.
    Ora: nel campo della letteratura bisogna spremersi un po’. Cosa cercano i lettori? Elenchi di librerie? Elenchi di libri liberamente scaricabili? Recensioni?
    Oppure andare direttamente sul tema. Scrivi horror? Un sito tematico horror per chi cerca quelle informazioni tematiche, e potrebbe anche voler leggere quelle terrificanti storie. Comunque la mailing list serve proprio a indurre un acquisto in chi non lo vorrebbe fare, pertanto agli amici di “Horror News”, veri fan sfegatati di mostri, sangue e serial killer proponi “Notte delle Lame”, il tuo fantastico romanzo che non li farà più dormire, al prezzo irresistibile di 10 euro. Bisognerebbe intercettare un bisogno e soddisfare quel bisogno.
    CMQ discutiamone perché DI FATTO siamo dei rompighiaccio in un campo ancora inesplorato, qui da noi.

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  3. Quindi se io ho 37 iscritti vuol dire che non sono nemmeno una bella ragazza? Eh vabbè 😉
    Questo tuo post è interessantissimo e mi ha spiegato tecniche che nemmeno immaginavo, ma mi ha rafforzato la convinzione di voler rimanere un gattino. Il marketing non fa per tutti… io diventerei pazza a stare attenta a tutti queste cose! E poi io non sono nemmeno una scrittrice e la vedo dura che un regista mi noti dal blog.
    Diciamo che il blog mi serve più che altro come sprone per tirare fuori video a intervalli regolari e (si spera) a farli sempre meglio, perché so che c’è gente che li guarda (per quanto siano dieci/venti e non un migliaio). Guarda il lato positivo: se io faccio il gattino, c’è più spazio per voi unicorni! 😀

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    1. Non ti sei mai proposta come “la bella ragazza” pur essendolo, perché sai benissimo che non è quello che vuoi fare. Il content marketing è per chi vende qualcosa online, prodotti o informazioni. Si parla proprio di blogger professionisti che vorrebbero guadagnarci qualcosa, col sito (magari vendere i loro libri T_T). Tu lo usi come laboratorio e sprone, la tua vera attività è sul palco, o davanti la camera, un microfono! Sono sicuro che lo terresti vivo anche se nessuno lo leggesse.

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  4. *Va a piangere silenziosamente in un angolo*
    Giuro che appena ho finito questa BIP di revisione mi ci metto, ma seriamente. Lo giuro su Santo Unicorno delle Blogger Disperate.
    (sei finito di nuovo in Evernote)

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    1. Io mi mangio il fegato per aver iniziato così, senza un minimo di risorse da investire. Giuro che appena posso faccio una revisione della piattaforma perché così davvero si langue. Tu sei molto più avanti!

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  5. (non so perché i commenti mi vengono tutti a puntate) Sai dove mi sono arenata? Sul freebie per la lista. Non so cosa mettere, mi sembrano tutte delle idee del cavolo. Ne ho iniziati diciotto e mi fanno schifo tutti. Mi ci rimetto appena mi sono levata dalle scatole la revisione.

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    1. Intercettare un’esigenza primaria per il tuo pubblico. Puoi benissimo fare una survey o analizzare il tuo blog per notare gli articoli più letti e commentati. Comunque l’esigenza principe la sappiamo: diffondere meglio gli ebook. Puoi anche intervistare chi ce l’ha fatta per trovare 10 punti chiave che fanno la differenza (e linkare agli articoli del sito che approfondiscono). Potrebbe anche diventare una serie di interviste da pubblicare sul blog o un caso studio globale come questo: http://www.italianindie.com/blog/guadagnare-con-un-blog#.VisTKqcvCt8 – in questo modo insomma hai un repurpose altissimo e poi accidenti, valanga di link in entrata. Questa una proposta. Le redini in mano a quel che fai ce le hai tu!

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  6. Illuminante. Me lo studierò davvero bene ciò che dici, perché i miei blog non sono mai “partiti” veramente. Nel caso ti avanzasse del tempo aspetto che tu mi faccia ripetizioni e un corso ultra veloce 😛

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    1. Volevo scrivere un pdf pratico, una specie di manuale gratuito perché vedo che si tira troppa acqua al proprio mulino mentre certe informazioni sono utili a tutta la comunità. Se avrò altri riscontri mi ci metto di sicuro!

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