13 risposte che i blogger non ti danno

Ho letto un blogger, ieri: suggeriva di dare risposte a temi che interessano i lettori tipo. Mi sono chiesto quali domande potrebbero farsi persone che non conosco, i miei lettori tipo sono… chiunque. E ho dato le mie risposte alle domande di chiunque. Perché si muore? Perché sono solo? Esistono i marziani? E’ giusta la guerra? Tutte cose di cui i blogger non parlano perché troppo educati o troppo presi a vendere i loro libri.

Perché si muore?

Ogni cosa che è viva pare destinata a morire. Anzi, alcuni definiscono viva una cosa che può morire e inanimata se non può.
Esistono forme di vita microscopiche che non muoiono, ma è difficile considerarle “vita”, è più facile definirle come “materia organica”. Alcuni virus sono immortali fino a che non distrutti da qualcosa.
Le ragioni della morte non sono morali, sono perfettamente naturali. Non c’è un fattore maligno che provoca per cattiveria la morte, ad esempio un destino infausto, una maledizione o simili. Si muore perché il corpo smette di funzionare e le cause sono moltissime, da quelle accidentali alle malattie al deperimento dovuto all’età e alla consunzione dei tessuti.
L’invecchiamento è parte dello stesso processo che ci fa diventare adulti dopo l’infanzia, e di fatto ciò che ci rende le meraviglie biologiche che siamo. Senza questo processo saremmo parameci e forse forse non ci è andata così male. Un paramecio si annoia tantissimo.
Molti scienziati studiano modi di ritardare l’invecchiamento affinché il corpo resti efficiente il più a lungo possibile, e sono al vaglio sistemi avveniristici per bloccare del tutto il processo naturale di invecchiamento. Questo non toglie che si morirà ancora per incidente stradale, tumore, malattia, cera sulle scale… solo che saremo molto più carini e atletici al funerale :).

Se la cosa può far piacere, la coscienza non sperimenta il seguito della morte quindi di fatto il tuo IO non lo saprà mai. Puoi avere nei pensieri una metafora della morte, come un fantasma che infesta un castello, ma la morte reale non toccherà mai davvero la tua identità e non sarà mai nei tuoi ricordi. Per la tua persona interiore la morte non ci sarà mai.

La morte ci spaventa perché ci fa smettere di esistere, di agire e di comunicare. Un istinto ben programmato ce la fa evitare. Tuttavia sono spesso solo il rimorso o il rammarico che inquinano l’idea della morte. Oppure credere che, avendo tempo infinito, avremmo felicità infinite. Non funziona così, però! Sommando le memorie trattenute di un uomo di 60 anni arriveresti a circa un anno totale di film, il resto smarrito e perso. Se vivesse 120 anni, dimenticherebbe certe cose e ne ricorderebbe altre, per un totale sempre di un anno. Quindi che te ne fai dell’eternità, se tanto ti porti dietro solo e comunque un anno?

Possiamo resuscitare? Beh, no. Il cervello crea una rete elettrica molto molto sottile. Questa rete elettrica a sua volta crea dei “gruppi” che sono i nostri pensieri, la memoria, e soprattutto le istruzioni su come queste cose devono funzionare. Quando stacchiamo la spina al cervello non possiamo più farlo ripartire, perché i comandi sul funzionamento sono stati cancellati: erano parte di quella stessa rete elettrica. Sarebbero solo scosse senza significato o direzione.
Ecco perché non possiamo “resuscitare”.

Esiste Dio?

Non esistono prove certe dell’esistenza di Dio, in senso scientifico. Chi crede in una divinità lo fa per due ragioni: perché è stato educato a farlo o perché vede nel mondo che lo circonda corrispondenze con l’idea di un potere divino.
Non esistono prove scientifiche e NON possono esserci, perché la divintà trascende il mondo fisico nella sua stessa definizione. Se fosse cosa fisica non sarebbe Dio e parleremo di altro. Non è possibile neppure parlarne in senso razionale, del tipo “e chi avrebbe fatto l’Universo?”, perché sarebbe una visione anche parzialmente scientifica, e si crea un paradosso singolare.
Credo sia più ovvio pensare a Dio come un “principio”, piuttosto che a una “cosa”. Infatti molte religioni lo definiscono come “principio creatore”. Il paragone più semplice che posso fare è quello con la legge di gravità: noi ne vediamo gli effetti sulla materia, ma questa gravità non è materia e non la troviamo nella materia. E’ un principio che anima e permea le cose.

Le genti si organizzano in religioni che a loro volta stabiliscono quali sono le norme per approcciarsi al concetto di divinità e cosa Dio significa nel quotidiano e nel quadro generale dell’esistenza. Queste persone applicano professioni di fede, cioè sanciscono che credono all’esistenza di quel Dio. Per semplificare il loro approccio spesso usano simbologie e incarnazioni (questo francamente porta a fuorviare dal concetto di ente principio, ma non tutti possono arrivare a intendere un ente, preferiscono un fattore simbolico).

Questo non prova di per sè che Dio esiste. La gente cerca a volte nei miracoli le prove fisiche dell’esistenza divina. Il miracolo è quando la divinità si manifesta con un intervento funzionale sulla materia. Le religioni sono molto molto attente a distinguere i miracoli perché ci vuole poco a fuorviare persone in cerca di riscontri. Quasi tutte le religioni chiedono di avere fede sulla base di quel già accade in modo spontaneo nella vita, senza aggiunte posteriori.

Siccome Dio appunto “non esiste” nel modo in cui esisti tu o esisto io o esiste la materia, non possiamo produrre prove scientifche della sua esistenza o non esistenza. Si tratta di sensibilità e percezioni individuali sulla consistenza del reale. Chi crede di fede vera non può dire che Dio esiste: dirà che ne vede l’operato in ogni aspetto grande o minuscolo, dove un ateo ci vede con uguale verità la matematica.

Quindi la domanda è sbagliata e dovrebbe essere “TU credi all’esistenza di Dio?”

Cosa è l’amore? Ed esiste?

Partiamo col dire che si, l’amore esiste ed è un fattore BIOLOGICO. Cioè ha degli effetti fisici ed è connaturato nel nostro cervello, che modifica i suoi impulsi qualora si sia innamorati. Insomma, è possibile distinguere in modo “scientifico” un individuo innamorato da chi non lo è. Quindi l’amore esiste.
Si manifesterà poi in moltissimi modi diversi, secondo la storia di vita di quella persona, e a volte è pure frainteso con altri fenomeni similari. Non è possibile stabilire insomma una norma di comportamento per chi ama (magari ha un trauma e rinnega, o magari non sa gestire l’emozione che comporta, o magari diventa romantico), però possiamo dire con certezza che il fenomeno “amore” esiste eccome.

Non è detto che sia solo su base sessuale, infatti alcuni anziani vivono amori senza più impulso sessuale, ed è vero anche che asessuali si innamorano come chiunque altro. Potrebbe però esserci una componente più o meno forte di sessualità che fa incontrare le persone e poi produce il fenomeno.
Quale che sia il caso, l’amore è un assieme di sensazioni che coinvolgono la persona che si ama. In sostanza il nostro cervello ha una “mutazione” dei suoi normali percorsi di concetto. La felicità, tristezza, allegria, disperazione, attenzione di quella persona amata sono recepiti in modo più intenso e pregnante di altri fenomeni cui assistiamo. Si crea una sorta di canale di ascolto empatico, un cancello spalancato. L’amore è un’autostrada preferenziale nei pensieri, che va da quella persona ai nostri centri neurali. Questo significa anche provare in contropartita fortissime emozioni secondo cosa fa la persona amata. Le sue azioni percorrono l’autostrada ad alta velocità e ci toccano più di altre cose.
L’amore viene elogiato e al contempo temuto perché di fatto è l’esperienza sensoriale più coinvolgente (quindi volendo anche pericolosa) offerta alla specie umana. Quando due persone si amano reciprocamente si genera un linguaggio emotivo che non ha equivalenti con nessuna comunicazione o percezione.

L’amore può esistere a senso unico, quando si apre questo canale empatico in una sola delle due persone. Accade spesso. In questo senso potrebbe portare a sofferenza perché la persona amata non condivide la sua reale natura e il parco completo delle sue sensazioni con noi. E’ come una sorta di fame non appagata. Alcuni ancora sanno gestire molto bene questo stato di cose.

L’amore può finire. Così come cambiano i gusti e si aggiungono nuove memorie o si imparano cose nuove. Essendo un fenomeno dinamico della mente, può accadere che quel portale empatico si chiuda. Talvolta senza concorsi di colpa, potrebbe bastare il tempo, che “riallinea” per inerzia i percorsi di percezione fino a quel momento rivolti all’ascolto della cosa amata.

Attenzione però a non confonderlo col desiderio, o la conduzione della coppia formale. Le persone possono fare sesso e condurre vite assieme senza amarsi, ed essere perfino molto soddisfatte e felici.

Perché ci sono le guerre?

Moltissimi accreditano all’uomo una natura violenta. Questo è falso. Siamo meno violenti della maggior parte delle specie animali.
Quello che sfugge è il senso storico. Vale a dire che le guerre non nascono di punto in bianco, come nel caso di una rissa, ma sono conseguenza di molti fatti accaduti prima, del bisogno di risorse e il mantenimento dei tenori di vita.
Un esempio che posso fare è quello del colonialismo italiano. Di fatto noi non avevamo alcun bisogno di andare a far guerre in Africa. Non erano nostri nemici! Tuttavia, dato che lo stavano facendo gli altri stati europei, rischiavamo di perdere alcuni privilegi economici. Ci siamo inventati avversari (gli altri Stati europei) che volevano malvagiamente impoverirci. Questo ha giustificato una guerra tesa unicamente a mentenere lo status quo.
Le guerre insomma non nascono nel momento del primo proiettile sparato, ma per un assieme di storie e impulsi pregressi che portano a uno scontro.
Nessuno sano di mente può desiderare la guerra per sè o per altri. Lui stesso e persone innocenti che ha a cuore potrebbero morire senza alcun significato. La guerra è uno sterminio organizzato con conseguenze imprevedibili. Tuttavia i governi per mantenere gli equilibri di ricchezza e dominio la vedono come una opportunità sostenibile.
Per questo, quando si intravedono conflitti o cambiamenti all’orizzonte, tendono a dipingere dei nemici. In modo che l’opinione pubblica (cioè noi) sia convinta che la controparte è composta di mostri impazziti. La guerra viene giustificata e si crea un pretesto scatenante, cioè un singolo evento che sia motivo del conflitto “inevitabile”.
Ecco allora che nella Storia le guerre paiono necessarie, inevitabili e l’uomo una creatura dalla natura violenta.

Chiaramente sono esistite ed esiston forze arroganti che compiono guerre, ma in questo caso si potrebbe pensare di più ad un saccheggio e a una invasione. ISIS ne è un esempio. Queste forze devono venire arrestate in quanto violano i principi basilari della vita.
Le altre guerre, manifeste o segrete, le potremmo tranquillamente evitare se, come persone, ci informassimo su chi è davvero la controparte. Ad esempio un cittadino americano non avrebbe mai visto un pericoloso comunista in un normale individuo russo, e viceversa. I governi hanno dipinto dei nemici reciproci per un gioco di potere.

Cosa devo fare?

Le persone si chiedono spesso quale sia il modo migliore di stare al mondo, cioè cosa sono chiamati a fare. Non esiste una risposta univoca. Quello che crediamo di dover fare per essere felici e realizzati molte volte ce lo imponiamo da soli, seguendo un modello che ci ha colpiti in infanzia, o un complimento al momento giusto, o la spinta genitoriale.
Per quanto crudo appaia, in effetti non è che sei strettamente necessario all’ecologia dell’universo. Quindi, di fatto, quel che combini con te stesso riguarda più o meno solo te stesso. Non esiste un “cosa devo fare”, ma “come spendo i talenti che ho, cercando di essere felice?” La risposta conseguente potrebbe portarti lontanissimo da quelle ambizioni originarie. Imparare a rinunciare a un traguardo per un altro non è vigliaccheria, è intelligenza.

Il mondo finirà?

No. La specie umana non farà finire il mondo e non si estinguerà. Ci davano per spacciati 4000 anni fa. Se tiriamo in ballo i dinosauri, i dinosauri non sapevano aprire un barattolo di pomodori o curare un raffreddore. Non sapevano adeguarsi ai cambiamenti, mentre noi siamo stati in grado di conquistare qualunque ecosistema. Siamo in grado di fare cose incredibili e su scala grandiosa. Qualora sorgesse un problema enorme, sapremmo risolverlo.
Ti assicuro che anche nel caso di conflitto atomico una parte della specie umana si salverà. Anche se non saremo noi, ma il gruppo che è stato prescelto. In senso globale è rassicurante, in senso individuale di meno, ma questo è un discorso di massima.

Perché non riesco ad avere quello che desidero?

Questo è un pensiero molto comune. L’insoddisfazione è una componente costante delle nostre esistenze.
Il problema sembra proprio essere in ciò che si desidera, e tante filosofie e religioni argomentano proprio sui desideri.
Sei sicuro che stai desiderando il meglio per te? La vita mi ha dato una singolare lezione. Mi allontana sempre da ciò che mi farebbe male. Me la strappa dalle mani. Mi porta spontaneamente verso ciò che più mi compete. Qualunque cosa noi desideriamo può essere salvifica quanto letale. Se non hai qualcosa, osserva il lato “letale” di quella cosa: potrebbe spaventarti e farti capire che invece sei già in un luogo spettacolare o almeno sicuro.

Io non credo alla logica dell’impegno, degli obbiettivi, della lucidità e dei traguardi organizzati. Credo che una persona tenda ad andare spontaneamante dove sta meglio, e che soffra per i desideri non soddisfatti quando in qualche modo corrotta nelle ambizioni. Ad esempio, desiderare di essere molto più ricco potrebbe venire da qualche strampalata idea che se sei ricco diventerai più amato dal prossimo (in genere, questo prossimo è il papà che si lamentava dello stipendio!).

Perché non ho nessuno? Non valgo abbastanza?

Per quanto la cosa possa sembrare cattiva, si, potresti non valere abbastanza. Ma non nel modo che si crede.
In un contesto relazionale (intendo quindi la creazione di una famiglia oppure semplici exploit sessuali) fattori come reddito, comportamento e anche appeal sessuale sono incidenti per molti punti. Potresti dire di non valere abbastanza e quindi attrezzarti per avere di più. Non sempre questo tipo di relazioni sono l’idillio emotivo che immaginiamo, e a mio dire nella maggior parte dei casi sono dettati da necessità pratiche. Ma potrebbe essere quello che ti manca. Quindi disponibilità, risorse ed estetica (nonché un certo grado di compromesso) portano facilmente ad avere qualcuno. E’ pieno di uomini e donne che cercano di accasarsi.

Nei rapporti informali veri e propri no. Queste cose non contano a meno che tu non desideri creare legami con persone specifiche, e questo non ha molto senso e non mi pare salubre se non in ambito professionale. Nei rapporti sociali (che possono essere anche affettivi) non conta il tuo metro di valore, ma ciò che fai all’atto pratico. La solitudine esteriore, cioè l’assenza di contatti con gruppi sociali cospicui, dipende dal comportamento e non da valori di squalifica.
Se desideri avere legami e non sai averne, qualcosa non va nel modo in cui ti comporti col prossimo. Nessuno, insomma, ha schifo di te per principio.

Alcune persone sono introverse per natura, e non c’è nulla di male ad esserlo, sebbene la civiltà dei consumi continui a dire loro che sono un problema (vendi meno cose a una persona che basta a sè stessa). Un introverso non è un timido, è colui che sente più piacere nelle proprie emozioni che non nelle condivisioni. Se è questo il caso dovrebbe smetterla di piangere la solitudine: non è solo, è volontariamente e giustamente selettivo. Può avere una vita sociale eccellente, se misurata nel contesto della sua sensibilità. Ce ne sono esempi illustri.

Come mai sembrano tutti così stupidi?

Presi uno per uno, gli esseri umani riescono anche ad essere interessanti.
Tuttavia si tratta di una comunicazione di tipo diverso.

Moltissime volte quando le persone sono in gruppo non cercano di dire quello che pensano, ma la cosa che credono dia loro più credito. Si chiama CONFORMISMO e agisce in modi sottili.
Lo avrai visto quando la gente, sui social network, commenta i personaggi delle foto in modo “stupido” e se la ride. Il personaggio nella foto non può rispondere. Perché lo fanno? Per dire la cosa che li fa rientrare nella loro categoria di riferimento.
Questo accade con tutto: abbigliamento, comportamenti, stile di vita. Se fanno la cosa che fanno altri, si sentono parte della comunità. In fondo anche tu dici “buongiorno” per una convenzione. Dato che nella media gli istinti bassi sono più facilmente riconoscibili, viene spontaneo dire scemenze o luoghi comuni – molte volte quelle persone prese singolarmente non pensano quella cosa o non stanno là a rifletterci tutto il giorno.
Non vogliono neanche farlo. Andare a tifare una squadra di undici uomini in pantaloncini che danno pedate a una sfera di cuoio non ha senso e a loro non importa: desiderano fare una cosa che altri fanno per sentirsi accettati e giusti in modo automatico.

E’ ovvio che ciascuno crede di avere ragione, perché proprietario della sua coscienza che tutto vede e tutto interpreta. Quindi, per tagliare corto, tu sei lo stupido per un altro stupido.

Raggiungeremo mai altri mondi?

Chiunque si interessi al fenomeno dell’altrove non parla più di SE, ma di QUANDO.
La nostra generazione vedrà la missione su Marte. Quindi, di fatto, il primo passo umano su un mondo che non sia la Terra.
L’umanità ai suoi albori ha guardato le stelle per capire quale fosse il suo destino. Andremo là per cercare le risposte che ci mancano.

Esiste la fortuna?

Richard Wiseman è uno psicologo divulgatore che si pose la domanda in modo scientifico e condusse un esperimento. Contattò un numero enorme di persone egualmente ripartite fra chi si riteneva fortunato e chi si riteneva sfortunato. Chiese loro di giocare una sterlina al lotto.
Il risultato fu che i vincitori erano ugualmente ripartiti fra fortunati e sfortunati.
Ripetè l’esperimento fino a che non fu statisticamnet provato che NON esistono persone fortunate in modo congenito.
La cosa molto interessante fu che, con altri esperimenti, dimostrò:
-Una persona fortunata si considera ancora tale nonostante un certo numero di fallimenti.
-Una persona sfortunata si considera sfortunata anche se ha un certo numero di successi.
Wiseman andò oltre e dimostrò con cifre ragguardevoli e statistiche accreditate che due persone con lo stesso numero di vittorie si consideravano fortunate o sfortunate in base ad altre cose della loro vita (ad esempio, chi si diceva sfortunato aveva genitori sfiducianti).
Si arrivò al paradosso che un operaio si considerava estremamente fortunato perché aveva una sterlina in più al giorno grazie a un piccolo lavoretto extra e un imprenditore che non riusciva mai ad aprire la sua terza filiale si diceva sfortunatissimo nella vita.

Ecco la risposta. Non esiste la fortuna. Esiste RITENERSI fortunati. Quindi a contraltare non esiste la sfortuna, e non sono reali le mitologie al riguardo (come la possibilità di influenzare la sfortuna con rituali di malocchio).

Cosa è la felicità?

Nell’ultimo libro di Richard Bandler, padre fondatore della PNL, si asserisce che la felicità viene dal conquistare con le proprie risorse una posizione sociale più elevata di quella di partenza.
Il che è vero solo se la posizione iniziale ti angosciava! Un monaco non possiede che una veste e la sua ciotola, e non vorrebbe mai niente altro!
Quindi caro Bandler non ci siamo proprio.

La felicità è una condizione persistente (cioè che dura diverso tempo) che deriva da un assieme di fattori, ed è diversa dall’euforia o dall’allegria, che sono spesso circostanziali. Amo definire la felicità come la condizione che ti consente di sentire emozioni sincere, secondo il caso. Sei “felice” se puoi giorie di cose gioiose, se puoi ridere di contingenze euforiche, se puoi stare male liberamente quando accadono cose brutte. Infatti nella vita ci sono tantissimi imprevisti, sia positivi che negativi, non possiamo prevedere ogni cosa. La felicità è quando puoi vivere queste cose sinceramente.
Probabilmente quando ti chiedono se sei felice, non ti chiedono davvero quanto denaro possiedi, quanti partner ti porti a letto o quanti fan possiedi. Molte persone che avevano e hanno queste cose sono tristi, ne abbiamo esempi storici famosi. Ti chiedono in realtà se sei libero.

E’ giusta l’eutanasia?

L’eutanasia è la scelta di morire in modo socialmente conveniente, ed è diversa dal suicidio che invece accade contro il volere degli altri.
In genere è desiderata da chi sta soffrendo per condizioni di salute molto compromesse. Queste persone indicano le loro condizioni di vita come indegne.
Una vita non è degna di essere vissuta? Secondo questa logica dovremmo sterminare chiunque ci appare inferiore o meno ricco o meno bello o meno fortunato. La definizione di indegno è troppo personale perché possa essere condivisa, quindi non è possibile fare una regola generale.
E’ anche vero che la disperazione può portare un individuo a voler cessare la sofferenza, e non trova altra “idea” che non appunto cessare la vita. Che è altra cosa. La nostra scienza medica consente di alleviare il dolore, perfino di azzerarlo.
Non credo sia giusto tenere in vita un individuo in coma irreversibile, dato che comunque la sua coscienza è intrappolata e dormiente (senza fasi rem, quindi la mente è proprio “vuota”), dato che a quel punto non esiste la percezione dell’esistenza. Fino a che un individuo è consapevole di essere al mondo, dovrebbe essere dato lui ogni strumento possibile per capire che può esserci utile. Lui ci serve comunque.
Penso ad Hawkings, penso a Reeves, mi ricordo di Borgonovo e uno stadio pieno di gente che lo applaudiva.
Ogni giorno, che lo si accetti o meno, si suicidano tantissime persone e per le ragioni più varie. Credo che l’eutanasia possa essere un’opzione, in fondo la vita altrui non appartiene a noi, non possiamo decidere di “trattenere” chi non vuole esistere così come non dovremmo imporre lui altre scelte. Non credo sia giusta, credo faccia parte di un princioio etico innegabile. Però dovremmo fare ogni sforzo possibile perché la persona sia consapevole di quel che è, quel che accadrà, quel che lascia e quel che può fare in alternativa.

 

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3 pensieri riguardo “13 risposte che i blogger non ti danno

  1. Attendo con ansia la seconda parte. (Perchè ci sarà una seconda parte, vero?)
    Le domande non sono infinite.
    Esiste l’anima gemella? E se sì, come la si riconosce?
    L’astrologia e i segni zodiacali che ruolo nella vita di tutti i giorni e nei rapporti con gli altri?
    Inventeranno mai il teletrasporto?
    Dagli errori commessi in passato, si impara davvero o ce la raccontiamo?

    Ecco, queste sono solo alcune delle “stupide” domande a cui nessuno mai risponde.
    Sono bombe che spariamo in aria e lasciamo esplodere senza nessuno senso.
    Sono curiosa di leggere le tue risposte, Gas! 😉

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    1. Sono domande che mi intrigano moltissimo. Io pensavo anche ai viaggi nel tempo! Con questa siamo a 5, altre giungeranno. Siamo circondati di interrogativi, quindi ci sarà sicuramente una seconda parte.

      (Hai un bel blog, lo dico a chi passa di qui: fate un salto su https://morganelfa.wordpress.com/, si racconta molto bene)

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